Stando alle conseguenze di  una recente direttiva europea i commercialisti rischiano di trasformarsi in vere e proprie spie con licenza di denuncia per conto del Fisco. La direttiva dell’Ecofin, risale al 13 marzo scorso  e muove da un nobile intento: impedire le evasioni fiscali transfrontaliere, quelle – per intenderci – che richiamano schemi cari a certe multinazionali di Internet. Schemi che hanno permesso a società illustri di risparmiare montagne di tasse nonostante fatturati miliardari.

L’idea della direttiva finirebbe col trasformare (in pratica) i commercialisti in 007 al servizio di sua maestà fiscale, obbligandoli per legge a comunicare “gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva” predisposti per i loro clienti. Pena gravi conseguenze.

Tutto bene in teoria, ma ci sono dei problemi e non bisogna nasconderselo, come fanno notare i commercialisti. In sostanza i consulenti fiscali si potrebbero trovare nella condizione di dover comunicare molte operazioni messe a punto per i loro clienti anche oltre il dovuto. Il Consiglio nazionale dell’ordine ha fatto presente, per esempio, che anche l’Ace (Aiuto alla crescita economica), misura voluta dal governo italiano per incentivare gli investimenti, potrebbe essere considerata “pratica aggressiva”.

Ma c’è di più, come spiegano i commercialisti nel loro documento: “Obbligare le persone a comunicare alle autorità pubbliche l’esistenza di fatti o atti illegali è il sogno di ogni governo. Ma se è vero che informatori volontari sono di norma previsti dalla legge, dall’altro l’obbligo di denuncia, soggetto a sanzioni penali in caso di violazione non è frequente anche in relazione a situazioni che sono chiaramente particolarmente gravi”.

La posizione di Solidoro

Alla fine, sul fine della direttiva “siamo tutti d’accordo. Che le tasse vadano pagate dove il reddito viene prodotto  è un principio fondamentale”, spiega sul Messaggero Alessandro Solidoro, consigliere nazionale dei commercialisti con delega alle attività internazionali.

La questione però sarebbe di altro tenore. La normativa proposta “parte dalla considerazione delle grandi società di consulenza che spesso giocano un ruolo ambivalente: da una parte consulenti dei governi per scrivere le legislazioni fiscali, e dall’altra consulenti delle multinazionali”, fa presente Solidoro.

Un ruolo difficile

Le difficoltà per la generalità dei consulenti partono dal fatto che i clienti, davanti a questo ruolo di “delatori”, potrebbero essere indotti a non confidare la loro situazione complessiva effettiva, determinando in tal modo l’errore.

E cosa accadrebbe se la segnalazione fosse considerata falsa o inutile? E se qualcuno finisse sotto accusa senza colpa?

L’obbligo di comunicazione accompagnato da sanzione trasformerebbe un privato e onesto cittadino in un pubblico ufficiale, e potrebbe capitare di vedere alcuni denunciare altri (in cattiva o buona fede) solo perché si è avuta una cattiva impressione. Oppure per mettere le mani avanti e cautelarsi da proprie responsabilità. Senza contare, infine, che i clienti potrebbero semplicemente andare a cercarsi il consulente in Paesi extracomunitari che non soggiacciono ad obblighi di segnalazione.

Fonte: http://notizie.tiscali.it/economia/articoli/commercialisti-spie-direttiva-ue-si-ribellano/

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