C’è un elemento curioso che rispunta a ogni scandalo o indagine che tocchi i temi della privacy e della sicurezza. Una soluzione che quasi sempre i massimi vertici delle piattaforme infilano nel bouquet delle proposte e dei passi concreti per “evitare che succeda di nuovo”. Lo ha fatto anche MarkZuckerberg, che ieri ha scritto su Facebook e parlato alla Cnn dopo l’inchiesta su Cambridge Analytica. Così come dato il tono a una comunicazione ufficiale della piattaforma in cui, oltre alle scuse e ai necessari distinguo, si illustrano i prossimi passi.

Fra questi ce n’è uno che rischia di finire inosservato ma è niente meno che la prova del nove di come sia progettata la maggior parte di queste piattaforme: “Dovremo incoraggiare le persone a gestire le app che utilizzano – si legge in un post ufficiale – già mostriamo a quali applicazioni sono connessi i loro account e controlliamo quali dati hanno permesso a tali applicazioni di utilizzare. In futuro, faremo in modo che queste scelte siano più facili da gestire”. Ma Zuck è stato più preciso: “Nei prossimi mesi mostreremo a tutti uno strumento alla sommità della propria bachecacon le applicazioni che hanno usato e un modo semplice per rimuovere i permessi d’accesso ai propri dati. Abbiamo già una funzionalità per farlo ma la piazzeremo in cima al Newsfeed per assicurarci che tutti la vedano”.

Al netto di ogni cervellotica (e sacrosanta) discussione sul modello di business dei social network (e non solo), sugli allarmi legati al surveillance capitalism e a ogni altra considerazione di tipo teorico, occorre entrare nella prassi.

Fonte: https://www.wired.it/attualita/tech/2018/03/22/zuckerberg-opzioni-privacy-bacheca-cambridge-analytica/

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