Stop agli aumenti nelle bollette del telefono per il passaggio dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile. È questo il diktat dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha adottato “misure cautelari” all’interno dell’indagine avviata lo scorso febbrario sulle azioni di Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre dopo il ripristino della fatturazione mensile da aprile. L’istruttoria mira ad accertare “la sussistenza di un’intesa” tra le compagnie telefoniche, che “tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi“.

In sostanza, l’accusa mossa a Tim, Vodafone, Fastweb e Wind-Tre è che si siano accordate per rilanciare un identico aumento delle bollette nel passaggio dal sistema a 28 giorni a quello mensile. Le associazioni di consumatori avevano denunciato gli incrementi dei costi, tutti dell’8,6%.

Secondo l’Antitrust, una prima lettura dei documenti raccolti confermerebbe “l’ipotesi istruttoria secondo cui le parti avrebbero comunicato, quasi contestualmente, ai propri clienti che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo, al contempo, una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13“.

Per questo l’Authority ha comunicato ai quattro operatori, mentre si sta concludendo il procedimento, di sospendere gli aumenti e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti“. Gli eventuali incrementi, insomma, per l’Antitrust non possono essere identici tra operatori così diversi, ma ciasciuno dovrà modulare una propria offerta. La decisione arriva a pochi giorni da un’altra mossa per accelerare il ritorno alla fatturazione mensile, quella dell’Autorità garante delle comunicazioni per costringere gli operatori a rifondere gli utenti dei rincari sotto forma di sconto nelle prossime bollette di aprile.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, commenta: “Avevamo segnalato la strategia commerciale coordinata e concertata delle compagnie telefoniche per far credere che gli aumenti dell’8,6% non ci fossero e che le modifiche contrattuali dipendessero solo dalla legge, determinando così l’effetto di limitare l’esercizio del diritto di recesso. Ora speriamo che il procedimento si chiuda con una condanna“.

Fastweb, che si è detta disposta a “collaborare“, ha replicato a stretto giro alla decisione dell’Authority: “La società ribadisce di aver sempre agito correttamente e di aver costantemente perseguito politiche commerciali assolutamente indipendenti rispetto a quelle dei propri concorrenti“. E aggiunge: “La posizione dell’azienda sia sempre stata nettamente distinta da quella degli altri operatori sul mercato. Fastweb, infatti, è passata alla fatturazione a quattro settimane più di due anni dopo i propri concorrenti, quando tale approccio commerciale si era ormai affermato come prassi nel mercato ed al quale ha dovuto necessariamente adeguarsi. Rispetto, invece, al ritorno alla fatturazione mensile, Fastweb si è attenuta rigorosamente alla tempistica dettata dalla normativa rilevante ed alle indicazioni fornite da Agcom in merito alle modalità di comunicazione“.

In aggiunta, l’operatore telefonico sottolinea che “a differenza dei propri concorrenti, in concomitanza con il ritorno alla fatturazione mensile, ha avviato una serie di elementi migliorativi dell’offerta, quali ad esempio l’abolizione di tutti i costi addizionali solitamente applicati dagli operatori sia per componenti fisiologiche, quali ad esempio il costo di attivazione o il costo per il piano tariffario – che per servizi ancillari pre-attivati – quali la segreteria telefonica o il servizio richiamami“.

Fonte: https://www.wired.it/economia/business/2018/03/22/bollette-28-giorni-aumenti-mensili/

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