lunedì, dicembre 18, 2017
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Attivista gay ucciso e fatto a pezzi: arrestato ha confessato

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Un cadavere è stato ritrovato in un fondo di via Scarpetta, nel quartiere Ponticelli, nella zona orientale a Napoli. Il corpo senza vita non è stato ancora identificato ma potrebbe essere quello di Vincenzo Ruggiero, il 25 anni di Parete, scomparso il 7 luglio scorso ed ucciso per un raptus di gelosia. Il corpo sarebbe stato fatto a pezzi. Nel piano dell’assassino – sostiene chi indaga – c’era infatti la volontà di non far mai ritrovare il corpo tentando di nasconderne quel che restava in un grosso foro all’interno di un autolavaggio che si trova in un garage di una palazzina popolare di via Scarpetta, a Ponticelli. Il cadavere sarebbe anche stato cosparso di acido cloridrico.

Vincenzo Ruggiero, attivista gay, sarebbe stato ucciso in un raptus di gelosia dal 35enne Ciro Guarente, fermato dai carabinieri su ordine della Procura di Napoli Nord.    Guarente avrebbe agito perché riteneva che il compagno trans Heven Grimaldi avesse iniziato una relazione con Ruggiero. In un post apparso su Facebook, Grimaldi affida tutto il suo dolore e la sua frustrazione: “scrivo qui perche’ nonostante mi distrugge interagire con il mondo, è l’unico modo per difendermi dalle perfide e immotivate accuse mosse nei miei confronti. Io Heven Grimaldi ero all’oscuro dello struggente episodio della morte di Vincenzo, e’ inutile esprimere il mio dolore qui sopra perche’ non ho piu’ alcuna forza”.

Ciro Guarente è in carcere a Santa Maria Capua Vetere e verrà sentito dal gip, per la conferma del provvedimento di fermo, nella giornata di oggi. Gli inquirenti non hanno più alcun dubbio sulla dinamica e sul movente del delitto, visto che è stato lo stesso Guarente a confessare dando conferma dei numerosi elementi di prova raccolti, come le immagine riprese dalle telecamere dello studio privato ubicato di fronte all’abitazione di Ruggiero, dove è avvenuto il delitto, che ritraggono Guarente mentre entra nel portone d’ingresso prima dell’arrivo di Ruggiero; dopo qualche ora ne esce con valige e un grosso sacco, forse contenente il corpo del 25enne, e carica tutto in auto.La Procura diretta da Francesco Greco ha contestato l’aggravante della premeditazione a Guarente, tenendo conto del fatto che il 35enne si è recato a casa di Ruggiero prima dell’arrivo di quest’ultimo. Guarente, ex marinaio e ora dipendente civile della Marina, quando ha confessato il delitto, ha specificato di non aver “avuto l’intenzione di uccidere Ruggiero”. “C’e’ stata una colluttazione – ha spiegato – durante la quale Vincenzo ha perso l’equilibrio sbattendo la testa contro un mobile appuntito; è poi morto e a quel punto ho deciso di far sparire i suoi effetti personali e il cadavere”.

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