PECHINO – L’America di Donald Trump sta valutando “la possibilità di azioni mirate, compresi attacchi militari preventivi per distruggere la capacità nucleare della Corea del Nord”. Una prospettiva che sarebbe disastrosa perché potrebbe portare Kim Jong-un a reagire “infliggendo perdite di massa di civili e danni ingenti alle basi coreane, giapponesi e americane nella regione”. Ma la vera notizia che il mondo attendeva è che Pyongyang sarebbe invece pronta a tornare al tavolo del negoziato. I nordcoreani sanno bene che dopo il successo del test del supermissile Hwasong-14 pronto a colpire gli Usa “devono fare qualche concessione nel breve termine e stanno infatti esplorando il da farsi: sembrano aver capito che a un certo punto devono trovare il modo di tornare a impegnarsi nella discussione per ridurre le tensioni. Perché ci stiamo velocemente avvicinando all’apice della crisi”. Un ritorno al dialogo dunque ma condizionato da una contemporanea iniziativa che deve arrivare dagli Stati Uniti: perché anche se l’obiettivo di una denuclearizzazione della penisola non deve essere abbandonato “c’è il bisogno di essere realistici e metterlo per il momento da parte: almeno nel breve termine”.

La rivelazione di Suzanne DiMaggio, la negoziatrice segreta americana, rischia di cambiare le carte in tavola nel gioco d’azzardo che si sta combattendo sulla penisola più calda del mondo. DiMaggio non è una esperta qualsiasi: è la signora che insieme all’incaricato speciale degli Usa per la Corea del Nord, Joseph Yun, ha intavolato quella trattativa che ha portato alla liberazione di Otto Warmbier, il povero 27enne della Virginia condannato a 15 anni per aver rubato un poster del regime e tornato da Pyongyang a casa solo per morire del coma in cui era caduto negli ultimi 15 mesi. La signora è una veterana del dialogo con i paesi “caldi”: dall’Iran in giù.

E sempre lei ha tenuto aperto il canale delle comunicazioni alternative – il cosiddetto Track 1 o Track 2 – che ha portato quest’anno americani e nordcoreani a incontrarsi a Oslo. È lei la donna che dialoga con l’altra, potentissima signora di Pyongyang, Choe Son-hui, la responsabile del “dipartimento americano” nel regime di Kim Jong-un, la donna che volando a Pechino per il vertice sulla nuova via della seta aveva già detto che il Nord sarebbe stato pronto a trattare con gli Usa “sotto le giuste condizioni”. È la stessa formula che aveva usato il presidente americano: sono pronto a incontrare Kim, aveva detto Donald Trump, anzi sarei addirittura onorato di farlo “sotto le giuste condizioni”. E proprio questo è il punto che DiMaggio sembra sottolineare nella intervista esclusiva concessa al South China Morning Post: il lancio del missile intercontinentale Hwasong-14, quell’arma che Kim ha chiamato il suo “regalo” personale all’America che festeggiava il 4 di luglio, giorno dell’Indipendenza, quel test che ha rimesso in allarme mezzo mondo sarebbe adesso la “condizione” che potrebbe cambiare tutto.

Per via di quel successo Kim si sente ora più forte: e da quella posizione di forza potrebbe ricominciare una lenta e faticosissima trattativa. Per arrivare a cosa?
Ormai anche fior di esperti americani, a partire da Richard Haas, l’attuale responsabile del Council of Foreign Relations e già collaboratore dell’amministrazione Usa, sostiene che trattare in qualche modo si deve. I nordcoreani continuano però a dire che mai rinuncerebbero al nucleare: da dove dunque si comincia? “La scommessa migliore” dice DiMaggio, che se parla così è perché ovviamente ha sondato la controparte e sa fin dove può spingersi nel riaccendere la speranza “sarebbe concentrarsi nel prevenire ulteriori sviluppi della capacità intercontinentali attraverso un accordo che sospenderebbe i test missilistici e nucleari”. Non rinuncia al nucleare dunque ma sospensione dei test: il primo passo per evitare nuove conquiste di Pyongyang.

Il tempo a disposizione sta scandendo. Vero è che gli esperti sudcoreani ora dubitano che il missile testato il giorno dell’indipendenza abbia la capacità di rientrare nell’atmosfera dopo il lancio ed essere dunque guidato sul bersaglio: l’Hwasong-14, seppure potentissimo, non sarebbe neppure in grado di contenere una testata nucleare, che Kim non è comunque ancora riuscito a costruire così piccola da poter essere inserita in un’arma così potente. Sono discorsi fatti di tanti se. Ma una cosa è certa: quel missile ha la capacità potenziale di raggiungere l’Alaska, cioè l’America continentale. E se Pyongyang continua di questo passo – giurano gli esperti – entro due anni sarà capace di colpire San Diego.

Non c’è più tempo da perdere dunque: il mondo vive già sull’orlo della paura. Alle cinque del mattino di giovedì, ora coreana, gli apparati di sicurezza hanno tremato ancora una volta quando le agenzie di stampa sudcoreane hanno dato la notizia di un fortissimo terremoto in Corea del Nord: magnitudine 6. Il falso allarme è durato lo spazio di pochi minuti: fino a quando un portavoce del Pentagono ha assicurato che non poteva trattarsi del temutissimo nuovo test nucleare perché il sisma è avvenuto a centinaia di chilometri di distanza e di profondità sotto il livello del mare. L’allarme è passato: per ora. Ma quanto tempo passerà ancora prima che Kim, come ha giurato di fare, ci provi ancora?

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/13/news/svolta_corea_kim_pronto_a_trattare_la_verita_del_negoziatore_usa-170669035/

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