«Se si tratta di ciò che dici, lo amerei, specialmente più tardi durante l’estate». Queste parole, scritte dal figlio maggiore di Trump in una mail inviata a Rob Goldstone il 3 giugno del 2016, potrebbero rappresentare la svolta del «Russiagate». Donald junior, infatti, rispondeva ad un messaggio in cui Goldstone gli offriva informazioni compromettenti su Hillary Clinton, raccolte dal governo russo. È la potenziale prova della collusione tra Mosca e la campagna elettorale repubblicana, che potrebbe mettere la presidenza al muro.

Goldstone è un impresario con cui Trump aveva collaborato per portare in Russia la competizione di Miss Universo nel 2013. Il 3 giugno del 2016, alle 10,36 del mattino, aveva mandato questa mail a Donald junior: «Buongiorno, Emin (cioè il figlio del costruttore amico di Putin Aras Agalarov, con cui Trump aveva lavorato per Miss Universo e stava lavorando al progetto di un hotel ndr) mi ha appena chiamato e mi ha chiesto di contattarti, con qualcosa di molto interessante. Il procuratore generale della Russia ha incontrato suo padre Aras stamattina, e gli ha offerto di fornire alla campagna di Trump alcuni documenti ufficiali e informazioni, che incriminerebbero Hillary per i suoi affari con la Russia, e sarebbero molto utili per tuo padre. Ovviamente queste sono informazioni di alto livello e molto delicate, ma è parte del sostegno del governo russo a Trump, facilitato da Aras ed Emin. Quale pensi sia la maniera migliore per gestire queste informazioni? Potresti parlare con Emin direttamente? Io potrei anche mandare queste informazioni a tuo padre via Rhona (la sua segretaria ndr) ma sono ultra delicate e perciò volevo spedirle prima a te».

 

La risposta di Donald junior era arrivata dopo appena 17 minuti: «Grazie Rob, apprezzo molto ciò che fai. Al momento sono in viaggio, ma forse parlerei prima con Emin. Sembra che abbiamo un po’ di tempo, e se si tratta di quello che dici, lo amerei, soprattutto più tardi durante l’estate. Potremmo organizzare una chiamata come prima cosa la prossima settimana, quando torno? Un cordiale saluto, Don».

 

 

Pochi giorni dopo, da questo scambio di mail era nato l’incontro che Donald junior, il cognato Jared Kushner, e il manager della campagna Paul Manafort avevano avuto il 9 giugno alla Trump Tower di New York con l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya. Natalia, infatti, era legata proprio al procuratore generale della Russia, che aveva raccolto le informazioni su Clinton. Quindi, quando Don e gli altri avevano accettato di vederla, tutti sapevano che lo scopo era ricevere notizie offerte dal governo di Mosca per abbattere Hillary. Ieri la Veselnitskaya, parlando con la televisione Nbc, ha smentito la sua parte di colpevolezza: «Non ho mai avuto informazioni compromettenti su Clinton, non è mai stata questa la mia intenzione. Io volevo parlare con Donald junior del problema delle adozioni». Nello stesso tempo, però, Natalia ha rivelato che le intenzioni dei più stretti collaboratori di Trump erano invece molto chiare: «A loro interessava solo una cosa: notizie da usare contro Hillary».

 

All’inizio di questa vicenda Don junior, che ormai a Washington tutti paragonano al povero «Fredo» del film «Il Padrino», si era difeso dicendo che l’incontro era stato innocuo, e lui non sapeva neppure chi fosse l’interlocutrice. Davanti alle conferme ottenute dal New York Times, però, si è sentito costretto a pubblicare lui stesso le mail scambiate con Goldstone.

 

Se tutto questo verrà confermato, secondo il senatore democratico Tim Kaine, candidato alla vice presidenza con Hillary Clinton, «non si tratterebbe solo di collusione o ostruzione della giustizia. Ormai siamo andati ben oltre. Qui si configura il reato di tradimento», perché Don avrebbe complottato con un Paese straniero ai danni degli Usa.

 

La valutazione penale ora tocca al procuratore speciale Mueller, che sicuramente ha molte più informazioni di quante ne escono sui giornali. In più, queste soffiate vengono dall’interno dell’amministrazione, e dimostrano l’esistenza di una lotta intestina che ormai minaccia di paralizzare Trump, se non di abbatterlo.

http://www.lastampa.it/2017/07/12/esteri/le-mail-pericolose-di-donald-jr-notizie-su-hillary-s-mi-piace-KG2seQZzvP1o4YiIO9EV9J/pagina.html

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