ROMA. Voleva uccidere. Indicano questo le perizie tecniche, le immagini e le testimonianze raccolte dalla Procura di Torino sulla folle corsa del 50enne Maurizio De Giulio, che ha speronato con il suo furgone la moto su cui viaggiavano Elisa Ferrero, 27enne morta nell’incidente, e il fidanzato Matteo Penna, 29enne ricoverato in gravi condizioni al Cto di Torino. Pare che la tragedia sia stata generata da motivi più che futili: una lite per questioni legate al traffico.

Così gli investigatori hanno chiesto al Gip di convalidare l’arresto dell’uomo e di cambiare l’accusa da omicidio stradale in omicidio volontario. Sono state acquisite le testimonianze di sei persone, che hanno confermato «la condotta dell’arrestato» che ha investito la moto dei due fidanzati «dopo un inseguimento ad alta velocità», come ha scritto il procuratore capo Armando Spataro in una nota. Anche la consulenza tecnica lascia della Procura lascia poco spazio a dubbi: mette in luce «l’assenza di tracce di frenatura riconducibili ai due veicoli, grazie a un video registrato dalla telecamera di un impianto di sorveglianza della zona, ai rilievi fotografici e planimetrici, nonché grazie all’analisi dello stato e dei danni riportati dai veicoli coinvolti nello scontro e sequestrati». Infine, l’esame dell’impianto Abs del furgone conferma «l’assenza di frenata del veicolo investitore, così da potersene dedurre la volontarietà della condotta omicidiaria dell’arrestato». De Giulio è risultato positivo all’alcol test, circostanza non nuova per le procure locali. Sottolinea ancora Spataro che l’autista è «gravato da vari precedenti tra cui resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto dell’accertamento dello stato d’ebbrezza. A suo carico pende un procedimento» che risale all’11 ottobre 2015, quando l’uomo «aveva dapprima tagliato la strada ad un veicolo con il proprio furgone, obbligando poi la conducente a fermarsi e procurandole lesioni al collo».

Andrea Ferrero, padre della vittima, Elisa, chiede rispetto per il dolore della famiglia. Ai giornalisti che lo fermano risponde : «Basta» e chiede solo di poter tornare a casa dalla moglie e dall’altra figlia. E in questo riceve il pieno appoggio del procuratore Spataro che «auspica, pur non rientrando nella propria competenza, che i giornalisti esercitino il loro diritto-dovere di informazione, nel pieno rispetto del dolore dei familiari».

Valter Penna, padre di Matteo – in prognosi riservata, ma stabile, al Cto di Torino -, descrive Elisa Ferrero come «un raggio di sole».

Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2017/07/12/news/fidanzati-investiti-in-valsusa-l-accusa-diventa-omicidio-volontario-1.15604192

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