MILANO 

– Sedici anni fa hanno raccolto i loro risparmi e hanno rilevato una stazione di servizio nella periferia della Great Manchester. Dal quel giorno del 1995, hanno messo insieme un piccolo impero e sono diventati miliardari. Grazie a una rete di pompe di benzina che si estende dalla Gran Bretagna alla Francia, dal Belgio all’Olanda e ora anche all’Italia. Pochi giorni fa, la società inglese Intervias che fa riferimento ai fratelli di origine indiana Mohsin e Zuber Issa è diventata proprietaria di 1.176 punti vendita nel nostro paese già appartenuti alla catena Esso, messi in vendita dal colosso americano ExxonMobil.

Peri i fratelli Issa un salto di qualità importante, visto che i distribuori italiani si aggiungono alle 341 stazioni di servizio del resto d’Europa, con oltre 2mila dipendenti. Non si tratta di semplici punti di rifornimento, ma aree di sosta al cui interno si trovano catene come Starbucks, Burger King, Subway, ma anche piccoli supermarket della catena Spar. Non male per i due fratelli Issa, figli di immigrati, che fino al 2001 lavoravano ancora come dipendenti in una stazione di servizio di Halifax dove si occupavano anche delle pulizie e ora gestiscono una società con un giro d’affari di oltre 800 milioni di sterline, in crescita del 26% nel 2016.

All’inizio dell’anno scorso, come riporta la stampa inglese, hanno acquistato notorietà nel grande pubblico perché hanno bandito la vendita di alcolici dalle loro stazioni di servizio. Hanno respinto il fatto che dietro alla decisione ci fossero motivazioni religiose (sono di cultura musulmana), spiegando invece che non è etico vendere alcolici a chi guida, per quanto il bando sia costato in termini di ricavi economici.

La vendita di Esso fa parte di una riorganizzazione di tutto il settore. In Italia ci sono 21mila stazioni di servizio, il doppio della Francia e il triplo della Gran Bretagna e a nulla sono serviti gli sforzi compiuti per una razionalizzazione del sistema, compresi alcuni interventi del governo Monti che ha cercato da un lato di rompere l’oligopolio delle grandi catene in favore degli indipendenti e dall’altra di ridurre il numero degli impianti.

I distributori Esso non sono gli unici a essere passati di mano in Italia o che lo saranno a breve. A inizio 2014 c’era stata la vendita degli 830 distributori del gruppo anglo-olandese Shell a essere ceduti a Kuwait Petroleum International e quindi tutti passati sotto le insegne del marchio Q8. A breve, invece, potrebbe avvenire la vendita del “boccone” più importante: i 2.700 punti vendita di TotalErg, la joint venture che fa capo per il 51% al gruppo genovese della famiglia Garrone e per il restante 49% al colosso petrolifero francese.
Erg da tempo ha radicalmente modificato il campo di attività, vendendo la raffineria di Priolo e concentrandosi sulle energie rinnovabili (è il numero uno dell’eolico in Italia e tra i primi in Europa); mentre Total, esattamente come ExxonMobil e Shell è alle prese con la complessa transizione energetica a livello globale.

Dove il piano inclinato che sta togliendo peso economico agli idrocarburi, costringe le oil company a rivedere i piani industriali. Concentrandosi da un lato sull’estrazione, ma dall’altra iniziando a investire nelle energie pulite. Ed uscendo dai settori cosiddetti downstream, come i distributori di benzina. La cui gestione passa così agli indipendenti, come i fratelli Issa.

http://www.repubblica.it/economia/2017/06/19/news/la_rete_di_distributore_esso_in_italia_passa_agli_indiani_partiti_dal_nulla-168449205/

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