Nuova indagine sull’abuso di social network: i cestisti che cinguettano troppo di notte giocano peggio. Ma le scoperte valgono per tutti: meglio evitare cinguettii fra le 23 e le 7

DOVREBBE saperlo bene il presidente statunitense Donald Trump: twittare a tarda notte o di primissima mattina può riservare qualche brutta sorpresa. Vedi lo scivolone planetario “covfefe“. Non solo: secondo un’indagine bisognerebbe evitare del tutto di accedere a Twitter fra le 23 e le 7 di mattina per ragioni ben più sostanziali. L’attività sul social network potrebbe infatti incidere nelle nostre performance lavorative.

Lo racconta uno studio dell’American Academy of Sleep Medicine appena presentato, pubblicato sulla rivista Sleep e svolto su un campione d’indagine molto particolare: 112 giocatori di basket dell’Nba, la massima divisione statunitense e la più importante del mondo. Sono stati monitorati tramite l’attività sui loro profili verificati (anche se non è detto siano sempre loro a usarli in prima persona, questo forse il dato più debole dello studio) incrociata con i risultati di Yahoo Sports. Bene, i cestisti che si sono dilettati a twittare di notte hanno fatto segnare risultati peggiori nel corso delle partite, come per esempio una precisione più bassa di quasi 2 punti percentuali nei tiri rispetto a chi, invece di condividere i pensierini sul social del passerotto celeste, si rilassava o dormiva. Hanno anche messo a segno meno tiri e quindi meno punti, meno stoppate, rimbalzi e recuperi.

L’indagine ha analizzato 30mila tweet postati dai giocatori fra 2009 e 2016. Secondo i ricercatori la prestazione peggiore dipende ovviamente dal tempo rubato al sonno. Ma i risultati vanno ben oltre lo sport: “I nostri studi dimostrano un fenomeno più ampio – ha spiegato Lauren Hale, coautrice dell’indagine e docente alla Stony Brook University – per essere al massimo sul lavoro dobbiamo concederci una notte intera di riposo”. No a tweet, retweet, commenti, battute e notizie.

Quindi come comportarsi? “Vale la pena twittare solo nelle normali ore lavorative, al massimo un’ora prima o dopo, non oltre” consiglia la career coach Hallie Crawford. Ma l’imperativo autentico, oltre il riposo, è in effetti un altro: bisogna cinguettare solo quando si sia abbastanza lucidi da non doversi pentire delle conseguenze di quanto appena pubblicato. Vale la pena, specialmente se si riveste un certo ruolo o si ha una certa reputazione, mantenere sempre il linguaggio, i commenti e i punti di vista il più professionali possibile. Certo senza rinunciare al tocco di sarcasmo tipico della piattaforma.

http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/06/06/news/twittare_fino_a_tarda_notte_fa_male_il_test_sui_giocatori_nba-167388035/

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