Gli investitori guardano al fitto calendario di domani: voto britannico, Draghi pronto a segnalare il cambio di rotta dell’Eurotower ed audizione dell’ex numero uno del Fbi sul Russiagate. Alta tensione sulle banche: risoluzione per il Popular, interviene il Santander. Deludono gli ordini alle industrie tedesche, che ad aprile sono calati del 2,1%

MILANO – Ore 10:10. I mercati si giocano tanto nelle prossime ore, tra voto in Gran Bretagna e riunione della Banca centrale europea che dovrebbe segnalare un cauto cambio di rotta, verso la graduale normalizzazione della politica monetaria dopo anni ultra-accomodanti verso gli investitori. Considerando la prossima riunione della Fed che ha sul tavolo il rialzo del costo del denaro, nel giro di pochi giorni i listini potrebbero prendere una direzione precisa dopo settimane di crescita e le ultime sedute di stallo, in attesa appunto dello svolgersi degli eventi.

I listini europei trattano poco mossi, mentre il dollaro ha invertito il trend di debolezza delle ultime sedute e le Borse asiatiche hanno chiuso in recupero dopo le perdite iniziali. Milano, partita in calo, gira in rialzo dello 0,65% trascinata dai rialzi di alcuni bancari. Recuperano un po’ di terreno anche le altre: Parigi guadagna lo 0,15%, come Londra, mentre Francoforte resta in rosso dello 0,15%. L’euro tratta dunque poco mosso sul biglietto verde, mentre si soppesano anche le crisi geopolitiche e i nparticolare la tensione diplomatica in Medio Oriente con la chiusura dei rapporti con il Qatar da parte dei Paesi del Golfo, per accuse di supporto al terrorismo. La moneta europea passa di mano a 1,1267 dollari e 123,30 yen. In rialzo il dollaro/yen a 109,45. Sterlina sopra 1,29 dollari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi risale alla soglia di 200 punti base, per un rendimento del decennale italiano al 2,27%, con il voto anticipato che sembra sempre più alle porte e mette un po’ di tensione tra gli investitori.

Sempre alta l’attenzione sul comparto bancario: nella notte la Bce ha dichiarato il “quasi fallimento” della spagnola Banco Popular e avviato la sua risoluzione attraverso la vendita al Banco Santander, per la cifra di 1 euro. In Italia, la questione centrale è quella legata alle ex popolari venete, ancora in attesa di ricevere dalle autorità internazionali il via libera alla messa in sicurezza attraverso i fondi pubblici.

L’Istat ha censito un calo delle vendite al dettaglio dello 0,1% ad aprile, rispetto a marzo, se si guarda al dato in valore mentre restano invariate in volume. Su base annua le vendite aumentano dell’1,2% in valore e dello 0,3% in volume. Gli ordini all’industria in Germania hanno registrato un calo più marcato del previsto nel mese di aprile, del 2,1% rispetto al mese precedente, soprattutto a causa di ordini inferiori di grandi dimensioni. Lo rende noto destatis diffondendo i dati provvisori. Il calo sorprende gli analisti che avevano previsto in media un calo dello 0,5% dopo l’aumento di marzo rivisto a +1,1% da +1 per cento. Su base tendenziale il dato grezzo registra una flessione del 5,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La produzione industriale in Spagna registra una variazione del +0,1% ad aprile rispetto al mese precedente. Lo rende noto l’istituto di statistica ine diffondendo i dati destagionalizzati. A marzo si era registrata una flessione dello 0,3 per cento.

Chiusura piatta, stamane, per la Borsa di Tokyo: il Nikkei, al termine degli scambi, ha ceduto lo 0,02%, a 19.976 punti. Bene Shanghai, che ha guadagnato oltre un punto percentuale. Ieri sera Wall Street ha inanellato la seconda seduta in calo, seppure con variazioni minime: in una giornata caratterizzata dalla corsa ai beni sicuri, come l’oro e i titoli di Stato americani, il Dow ha perso lo 0,23%, l’S&P500 lo 0,28% e il Nasdaq lo 0,33%. Oltre alla Bce e al voto britannico, gli americani guardano con attenzione all’ex direttore dell’Fbi, James Comey, che sempre domani terrà la sua prima testimonianza pubblica da quando è stato silurato dal presidente americano; parlerà davanti ai membri della Commissione intelligence del Senato che sta indagando sull’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali Usa dello scorso 8 novembre e sui possibili contatti tra la campagna Trump e funzionari russi. Oggi, intanto, si guarda alle scorte di petrolio, alle richieste di nuovi mutui, all’andamento del credito al consumo.

Quanto alle materie prime, il prezzo del petrolio frena in Asia, ma il Wti resta sopra quota 48 dollari: sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono di 13 cent a 48,06 dollari e quelli sul Brent arretrano di 12 cent a 50 dollari al barile. L’oro ha visto i massimi da circa sette mesi e tratta in area 1.292 dollari l’oncia.

http://www.repubblica.it/economia/2017/06/07/news/borse_caute_in_attesa_del_voto_uk_e_della_bce-167457709/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P8-S1.6-T1

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