Non è stato l’unico momento di reazione e di eroismo. Mentre i tre killer facevano strage di passanti di fronte a bar e ristoranti ai piedi del London Bridge, altri cercavano di ostacolarli lanciando contro di loro sedie, bottiglie e bicchieri. Un tassista che passava ha visto la scena, ha fatto inversione e ha provato a mettere sotto uno dei terroristi. Un poliziotto ha tentato di fermarli armato solo del suo manganello ed è stato ferito gravemente. Un altro passante ha visto un’auto di agenti armati e li ha indirizzati: una scarica di colpi di pistola e i terroristi erano a terra morti. L’indicazione delle autorità in questi casi è: run, hide, tell , scappa, nasconditi, informa. Ma questa volta i londinesi hanno reagito e hanno affrontato il terrore a mani nude.

Tutto è durato soltanto otto minuti, da quando è stato lanciato il primo allarme al momento in cui è stata messa fine alla strage. Otto minuti che devono essere sembrati otto ore a chi cercava di sfuggire alla furia omicida dei tre fanatici. Che ha provocato in tutto sette vittime, mentre una cinquantina di persone sono rimaste ferite, con una ventina che ieri sera erano in condizioni critiche.

La scia di sangue è partita dal London Bridge alle 10.08 di ieri sera, quando un furgone bianco lanciato ad almeno 80 chilometri l’oraè montato sul marciapiedi e ha cominciato a falciare a zigzag i passanti. Holly ha raccontato alla Bbc di aver guardato l’autista negli occhi e di aver visto soltanto una fredda determinazione. Si è salvata per caso, con un balzo, ma una coppia accanto a lei è stata travolta. Anche Holly non è scappata, ma si è fermata a soccorrere i feriti a terra. Un testimone ha raccontato al Guardian di aver visto un uomo e una donna incinta privi di sensi al suolo: «Ho visto un sacco di sangue e di corpi. C’era una donna incinta gravemente ferita e un uomo che veniva rianimato. Lui ha ripreso a respirare, ma non so se la donna sia sopravvissuta».

Il furgone è andato infine a schiantarsi contro un muro ai piedi del London Bridge, i tre occupanti sono scesi e coltelli in pugno hanno cominciato a colpire la folla che usciva dai locali della zona. È il Borough Market, una delle aree più trendy della capitale britannica, di giorno mercato gastronomico e di sera polo di attrazione della vita notturna, a due passi dallo Shard di Renzo Piano. Una zona diversificata e internazionale, emblema dello stile di vita della capitale britannica: e dunque un obiettivo non scelto a caso.

Attacco a Londra, le vittime: Chrissy la canadese che doveva sposarsi
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Chrissy Archibald

I tre terroristi indossavano finte cinture esplosive, probabilmente per accrescere il panico, e gridavano «Questo è per Allah» mentre affondavano le lame. Un testimone ha raccontato di aver visto una donna colpita 10-15 volte: «Lei gridava “aiutami, aiutami”, ma non potevo fare niente, ho provato a scagliare bicchieri e bottiglie per fermarli ma quelli hanno continuato».

Un altro uomo ha raccontato alla Bbc di aver visto «la strada cosparsa di persone che sanguinavano e che cercavano di aiutarsi gli uni con gli altri». Un altro ancora ha scorto un uomo che cercava di intervenire contro gli assalitori e che «veniva accoltellato a freddo e con calma».

Una ragazza sulla ventina è entrata barcollando in un pub mentre sanguinava copiosamente dal collo e dalla bocca. Agli avventori che l’hanno soccorsa è apparso chiaro che le avevano squarciato la gola. Ma quando uno dei killer si è lanciato dentro un ristorante di tapas e ha colpito una donna, i clienti hanno cominciato a lanciare sedie e bottiglie per fermarlo. E lo stesso è accaduto in un pub accanto. Poi la polizia è arrivata, si è frapposta tra la folla e gli assalitori di fronte al Wheatsheaf pub e con una scarica di colpi tutto è finito.

L’attacco di ieri è sembrato la fotocopia di quello del 22 marzo al Parlamento di Westminster, quando un terrorista solitario falciò la folla sul ponte di fronte al Big Ben prima di accoltellare a morte un poliziotto. Qui gli assalitori erano un piccolo gruppo, ma la tecnica rudimentale impiegata è la stessa. Il che fa pensare che non si sia trattato di un cellula ben organizzata come quelle protagoniste degli attacchi di Parigi e Bruxelles del recente passato ma piuttosto di «terroristi fai da te».
Questo porta a escludere un legame con la strage di Manchester di due settimane fa, come confermato dalle stesse autorità britanniche. Il che però non vuol dire che sui forum online vicini allo Stato Islamico non ci siano state manifestazioni di giubilo per la carneficina di sabato sera. E poi è arrivata anche la rivendicazione da parte dell’Isis. Le forze di sicurezza britanniche in questi due ultimi mesi hanno sventato altri cinque complotti e ne tengono sotto osservazione altri potenziali 500. Perché si stima che in Gran Bretagna ci siano almeno tremila jihadisti che potrebbero essere disposti a trasformarsi in macchine di morte, con attorno un bacino di altri ventimila simpatizzanti. Controllarli tutti è un compito praticamente impossibile .

http://www.corriere.it/esteri/17_giugno_05/attacchi-londra-cosi-ci-siamo-difesi-sedie-bottiglie-9e962d78-49b6-11e7-80a9-c638c3a4067c.shtml

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