Le parole di Angela Merkel sono importanti, segnano un punto di svolta – ma non di rottura – nelle relazioni transatlantiche. Certo non la fine dell’ordine mondiale post-bellico. Certo non davanti a un boccale di birra con i suoi amici bavaresi della Csu e non sullo sfondo della campagna elettorale tedesca. Comunque le sue dichiarazioni non sono il semplice epitaffio del G7 di Taormina o il riassunto sconsolante del passaggio di Trump a Bruxelles. Danno il senso di una distanza tra Europa e Stati Uniti che non è mai stata così ampia.

Anche per questo l’intervento della cancelliera va meglio contestualizzato. Innanzitutto non è la prima volta che esorta l’Europa a prendere il destino nelle proprie mani. Una frase simile venne pronunciata in gennaio, più o meno in occasione dell’insediamento del nuovo presidente americano, e di fronte a un calendario elettorale che vedeva appuntamenti importanti in Olanda e Francia con la possibile vittoria di movimenti populisti ed anti-euro. Su tutto, l’aggravante di Brexit. Già in novembre Merkel aveva messo in guardia il nuovo presidente eletto americano con una splendida dichiarazione di accoglienza, poco diplomatica e molto di sostanza, che vale la pena ricordare: «Germania e America sono legati dai valori della democrazia, della libertà, dal rispetto della legge e della dignità dell’uomo, indipendentemente dall’origine, dal colore della pelle, dalla religione, dal genere, dall’orientamento sessuale o dalle opinioni politiche. Sulla base di questi valori offro al prossimo presidente degli Stati Uniti la più stretta collaborazione».

Angela Merkel, dopo mesi di Trump alla Casa Bianca, dopo averlo incontrato a Washington, poi a Bruxelles e Taormina, ha dolorosamente preso atto che Stati Uniti e Germania non possono al momento cooperare sulla base condivisa di quei valori, non tutti almeno, soprattutto se, come ha detto lo stesso presidente americano, «Die Deutschen sind böse, sehr böse», «i tedeschi sono cattivi, molto cattivi». I soliti germanofobi quando sentono che la cancelliera esorta l’Europa a prendere il destino nelle proprie mani vedono subito una smania egemonica e non un appello di buon senso a fare di più e meglio per l’integrazione europea. Tra qualche mese – in autunno – su questo secondo fronte ne sapremo di più perché giungerà a maturazione un dibattito sul futuro assetto istituzionale dell’Eurozona. Saranno state “rielaborate” le proposte che la commissione europea presenterà a giorni e soprattutto sarà più chiaro che cosa sta preparando l’asse franco-tedesco, dalla creazione di un bilancio unico alla trasformazione dell’Esm in Fondo monetario europeo al completamento dell’Unione bancaria, alla nascita di un primo nucleo di difesa comune europea. A questo si riferisce la cancelliera, quindi a condivisioni di responsabilità, anche se le idee sulla nuova governance dell’Unione monetaria restano al momento un po’ troppo vaghe.

L’altro elemento che aiuta meglio a contestualizzare le sue parole di domenica riguarda le elezioni politiche di fine settembre. I sondaggi la danno nuovamente e saldamente in testa, con la Cdu/Csu al 38% dei consensi. Probabilmente non ripeterà l’exploit del 2013, quando il suo partito sfiorò il 42% delle preferenze, ma la vittoria a questo punto – e con la Spd staccata al 25% – appare quasi certa nonostante la morte politica della cancelliera fosse stata celebrata da alcuni pseudo-esperti almeno una volta all’anno negli ultimi quattro anni. La storia recente tedesca ci insegna che in campagna elettorale dire qualcosa di anti-americano può essere utile. Gerhard Schröder addirittura ci costruì la sua vittoria nel 2002, quando si oppose con veemenza all’intervento militare in Iraq, in quel caso costituendo un asse di politica estera con la Francia.

Le dichiarazioni di Angela Merkel hanno fatto scalpore, ma sono la logica conseguenza dei dubbi che Berlino aveva avuto fin dall’inizio, senza mai nasconderli e affogarli nella retorica del benvenuto al vincitore, sull’elezione di Donald Trump. Più che coraggiose, sono parole di realismo politico da parte di un Paese che pure ha enormi interessi economici negli Stati Uniti, a cominciare dalla sua industria automobilistica. I tedeschi, forse, non sono così cattivi.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-05-29/merkel-l-ordine-mondiale-post-bellico-e-boccale-birra-120544.shtml?uuid=AE4SRwUB

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