La sua leadership è stata confermata senza ombra di dubbi, con quell’82,7% dei consensi che deve tenere conto, però, di una affluenza non proprio di massa nei seggi allestiti per le primarie. Ed è con quel risultato acquisito che adesso Matteo Salvini manda un messaggio chiaro agli oppositori interni del suo partito e anche a chi, nel centrodestra, ha messo in dubbio la sua linea: “Il popolo della Lega si è espresso: con ieri si chiude il capitolo di Salvini uomo solo al comando e di chi dice che la linea lepenista non gli piace: è evidente che è stata avvalorata la battaglia federalista, identitaria e sovranista della Lega”. Si va avanti così, quindi, “senza alleanze con Alfano” e continuando la battaglia contro gli sbarchi dei migranti. “Stiamo cercando – avverte – ogni azione possibile per bloccarli anche fisicamente, con metodi legali e quasi legali, con le buone e non”. Poi ai microfoni di Radio Padania, dove ha commentato i 68 arresti dell’operazione anti ‘ndrangheta legata al Cara di Isola di Capo Rizzuto, ha aggiunto: “Vedremo di adottare ogni mezzo possibile per fermare questa invasione. Siamo di fronte a un tentativo di pulizia etnica”.

“Non cambio nome né camicia”, assicura adesso il segretario. Nessuna marcia indietro, insomma, soprattutto dopo le critiche che erano piovute nei giorni scorsi sul segretario leghista e sul suo appoggio senza se e senza ma a Marine Le Pen, la grande sconfitta delle elezioni presidenziali francesi. Critiche arrivate anche dai nomi più illustri del Carroccio, come il governatore della Lombardia (ed ex segretario) Roberto Maroni e dal fondatore Umberto Bossi che al seggio di via Bellerio non aveva usato mezzi termini: “Se vince Salvini la Lega è finita”, ipotizzando anche un abbandono della sua creatura proprio in contrasto con la linea salviniana.

Risponde il segretario: “Spero che Bossi non lasci, mi auguro non solo che nessuno esca, ma sono sicuro che tanti altri arriveranno”. Ma – riallacciandosi alla sua polemica dei giorni scorsi contro quel pezzo di Lega che “rimpiange le cene di Arcore” e preferisce restare accodata a Forza Italia – aggiunge: “Se qualcuno ha fatto accordi politici con qualcun altro faccia quello che ritiene: se Bossi vuole bene alla Lega guardi bene questi numeri e ci aiuti a dare battaglia. Altrimenti, non posso mettere il guinzaglio a nessuno”.

Il voto alle primarie – anche se Salvini ammette: “La prossima volta faremo in modo che si esprimano tante persone in più” – certifica quindi che quella linea non è ‘solo’ di Salvini, scelto dal 95% dei votanti in Liguria e dal 78% in Lombardia, la terra del suo sfidante, l’assessore regionale Gianni Fava. E quindi, adessi, è il momento del rilancio: “La Lega è pronta a votare qualsiasi legge maggioritaria, anche con il mago Merlino”, avverte, con un messaggio diretto anche ai centristi del ministro Angelino Alfano. “Chi regge il moccolo a Renzi e alla Boschi non può essere alleato della Lega né a livello nazionale né regionale, quindi nemmeno in Lombardia. In Veneto Zaia governa con una maggioranza schiacciante senza gli alfaniani”. Un avviso per Maroni, quindi, in vista delle elezioni Regionali del 2018? “Non si può fare una cosa a Roma e un’altra qui: a livello locale ho lasciato libertà di scelta, ma a livello politico nazionale e regionale la scelta passa da me, e la Lega non sarà alleata di Alfano”. Risponde a distanza Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, il movimento di Alfano: “Noi vogliamo sapere se l’interlocutore è Maroni o Marine Le Pen, che nulla ha a che fare con la nostra storia di governo, con la nostra storia e nemmeno con la storia della Lega: le preclusioni non ci interessano, noi non cerchiamo nessuno e nessuno deve cercare noi”.

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/05/15/news/matteo_salvini_primarie_lega_milano-165497256/

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