I giochi senza frontiere della musica tornano a infondere nuove speranze all’Europa. Ma illudono e poi scaricano l’Italia: il superfavorito Francesco Gabbani, accompagnato dalla sua scimmia, se ne torna a casa parecchio deluso (sesto posto, ma “almeno” il premio della Stampa), davanti al trionfo del rivale portoghese, Salvador Sabral , che ieri sera nella finalissima di Kiev con la sua raffinata “Amar pelos dois” ha conquistato l’Eurovision Song Contest. In una edizione infiammata dalle dispute geopolitiche tra Russia e Ucraina, con l’esclusione della cantante di Mosca, Yulia Samoilova, colpevole di essersi esibita in Crimea senza il permesso delle autorità di Kiev, il festivalone europeo della canzone, che quest’anno è stato messo in piedi nella capitale ucraina, torna a confermarsi evento mediatico e specchio delle contraddizioni dell’Unione. Che celebra la fratellanza e le diversità da una parte (il motto scelto dagli ucraini è proprio «Celebrate diversity») e invoca muri dall’altra. È così la tradizione e la modernità arrivano a fondersi in uno spettacolo a tratti surreale, dove tutto è possibile e ogni singola esibizione diventa parte di un puzzle di sicuro impatto. Con contaminazioni e sperimentazioni folkloristiche. Noi in Italia abbiamo avuto difficoltà a considerare l’Eurovision Song Contest seriamente. Quando si parla di Eurofestival (perché proprio da Sanremo prende ispirazione) ci viene in mente un carrozzone trash che ci fa solo sorridere. Eppure, quest’anno – sarà per il nostro Francesco Gabbani super favorito qui a Kiev – i commenti sui social si sono sprecati: più di 122 mila durante la prima semifinale.

ESPERIENZA POSITIVA — «Sono riuscito a riconciliare il nostro paese con questa manifestazione che per molti anni è stata snobbata – spiega Gabbani – : ho vissuto questa esperienza in modo molto positivo, in un ambiente sereno, senza nessuna traccia di competizione alterata. Mi hanno messo sotto a fare una valanga di prove, quello sì, anche perché per fortuna c’era grande attenzione su di me». Dall’International Exhibition Centre, costruito per ospitare 11 mila persone, è andato in scena uno show studiato nei minimi dettagli con scenografie mastodontiche, ed effetti speciali ultra moderni proiettati in un maxi schermo lungo almeno 17 metri. Altro elemento distintivo, un sistema di voto piuttosto complicato che combina i giudizi popolari e quelli delle giurie nazionali.

 

KITCH — E così è partita la lunghissima serata della finale, 26 esibizioni una dietro l’altra intervallate dalle gag dei tre giovani conduttori locali “rivestiti” di paillettes. E se vero che qualche bizzarria si è fermata in semifinale (vedi il caso di Slavko Kalezic, il “Mastro Lindo” barbuto del Montenegro con maxi treccia e canotta traforata), anche l’ultimo rush della gara non scherza nell’offrirci buoni esemplari di look e balletti imprevedibili. Prendiamo Artsvik l’armena che si trasforma nella dea Kalì con sei braccia che si intrecciano. I moldavi SunStroke Project con il sax contagioso più le spose coriste in bianco e nero, strizzano invece l’occhio al pubblico con “Hey Mamma”, tra le più orecchiabili assieme alla hit di Gabbani. Quando sulla scena arriva il bulgaro Kristian Kostov la tensione si fa sentire perché secondo molti potrebbe attirare i voti dei paesi che simpatizzano per Mosca (esclusa per il caso Crimea). Altro momento toccante, la performance di Blanche voce eterea del Belgio. Lo sventolio continuo delle bandierine lascia spazio ad applausi travolgenti soprattutto per i padroni di casa, la band ucraina O. Torvald. Ma è con l’arrivo di Gabbani che il ballo collettivo si scatena davvero. Dopo nove canzoni è la volta del nostro cantautore di Carrara in coppia con la scimmia: nella cartolina-video che introduce la performance c’è Francesco in versione cameriere, cuoco e tifoso, con la maglia azzurra e coi colori dell’Ucraina. Il tifo c’è, l’energia pure. Il sipario sulla gara della musica senza confini (tanto da far entrare nel club pure Australia e Israele) si chiude e per una sera auguriamoci che un’Europa migliore possa esistere.

Fonte: http://www.gazzetta.it/Lifestyle/13-05-2017/tempio-trash-eurocontest-gabbani-karma-200273963479.shtml

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