LONDRA – Un salto dentro la replica del primo furgone e qualche passo attraverso un tunnel di optical art: così si entra nel seducente universo di suoni e immagini di uno dei gruppi più venerati nella storia del rock. “Their Mortal Remains” , la prima retrospettiva sui Pink Floyd, apre al Victoria & Albert Museum da sabato fino all’1 ottobre, con tanto materiale d’archivio, cimeli e chicche da giustificare anche i circa 24 euro del biglietto. Ed è «come entrare nella tana del Bianconiglio» dice il bassista della band Roger Waters.

Organizzata in ordine cronologico, seguendo i temi portanti di ciascun album, la mostra è un’esperienza travolgente: fa un certo effetto trovarsi sotto la gigante sagoma (gonfiabile) del Preside utilizzata per il tour di “The Wall” o di fronte alla ricostruzione della Battersea Power Station, dove nel 1977 i Pink Floyd fecero volare un maiale gonfiabile sfiorando un disastro aereo quando uno dei cavi che lo teneva legato si ruppe volando in direzione di Heathrow. «È vostro il maiale? Sta spaventando le mie mucche!» li avrebbe avvertiti un fattore del Kent.

La richiesta da parte della Bbc di improvvisare una colonna sonora per la missione sulla luna dell’Apollo 11 li avrebbe ispirati a scrivere “The Dark Side of the Moon” , il capolavoro del 1973 che negli Usa è rimasto in hit parade fino al 1988.

I bizzarri sintetizzatori vintage nella stanza dedicata all’album fanno capire quanto il gruppo inglese sia stato precursore del sound del futuro. Ma ciò che porta la mostra a un nuovo livello di coinvolgimento sono gli auricolari guida: è facile perdere la cognizione del tempo nella stanza buia in cui si ammira il prisma roteante della loro copertina più famosa.

Fornendo tutti i riferimenti artistici per sviscerare le tematiche dei loro album estremamente concettuali, la retrospettiva ricorda anche di come i Pink Floyd, ovvero Nick Mason, Rick Wright, Roger Waters e David Gilmour, siano voluti restare una band a quattro teste, senza un’identità unica. Almeno da quando persero il loro fondatore, l’unica vera rockstar del gruppo, il carismatico e geniale Syd Barrett, vittima di una fama troppo veloce oltre che dell’acido lisergico. Commovente la foto di lui quando si presentò a sorpresa durante le session di “Wish You Were Here”, grasso, calvo e con lo sguardo perso, tanto che neppure i compagni lo riconobbero.

Eppure la mostra non vuole investigare troppo sui motivi che li divisero dopo “The Final Cut” quando Gilmour decise di continuare a tenere vivo il nome del gruppo facendo infuriare Waters, causando ferite non ancora rimarginate. Però nella stanza finale si celebra l’unica tregua, ovvero la reunion al Live 8 nel luglio 2005 con una”Comfortably Numb” a tutto volume.

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2017/05/10/AS2pU3LH-travolgente_celebra_mostra.shtml

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