La presenza di capillari (teleangectasie) e piccole vene superficiali dilatate a livello degli arti inferiori rappresenta il primo segnale dell’insufficienza venosa. Tale patologia rappresenta un disturbo funzionale molto frequente nella popolazione generale ed è legata a fattori costituzionali ed ambientali che rendono meno elastiche le pareti delle vene, provocando il ristagno (stasi) del sangue e la conseguente formazione di teleangectasie, vene reticolari fino alle varici. Trattiamo questo delicato argomento con il Dott. Luca Santoro, Medico Chirurgo-Angiologo, Specialista in Medicina Interna, dirigente medico presso il Policlinico Gemelli, Complesso Integrato Columbus, di Roma.
Dott. Santoro, come si manifesta l’insufficienza venosa agli arti inferiori?
“Dal punto di vista clinico, l’insufficienza venosa si può manifestare con quadri clinici ampiamente variabili, spesso contraddistinti da uno o più dei seguenti sintomi: crampi notturni, gonfiore, pesantezza, bruciore, senso di tensione dolorosa e prurito alle gambe. Questa patologia, se trascurata, può provocare varie complicanze, come le flebiti, le trombosi venose profonde e le ulcere. Questo è il motivo per cui risulta di fondamentale importanza la diagnosi precoce”.
Come viene diagnosticata l’insufficienza venosa agli arti inferiori?
“La visita angiologica è fondamentale per definire l’estensione e la gravità dell’insufficienza venosa cronica, unitamente all’esecuzione di un ecocolorDoppler, ossia di un’ecografia in cui si valutano l’elasticità della parete venosa, l’efficienza delle valvole, l’eventuale presenza di reflussi del sangue e di coaguli all’interno dei vasi. È un esame non invasivo, sicuro e affidabile che permette di indicare il percorso terapeutico più appropriato per il paziente”.
Esiste un modo per prevenire l’insorgenza di questa patologia?
“Certo. Innanzitutto sono fondamentali le modificazioni dello stile di vita: il calo ponderale, una corretta dieta e soprattutto lo svolgimento di una regolare attività fisica di tipo aerobico comportano, infatti, reali ed immediati benefici sulla funzione venosa. Non bisogna, però, sottovalutare i benefici della terapia elasto-compressiva graduata: comprimendo l’arto con una pressione graduata, massima alla caviglia e decrescente man mano che risale lungo la gamba, è infatti possibile ridurre la pressione venosa, prevenire la stasi venosa e donare un efficace sollievo a gambe dolenti e pesanti. In commercio esistono numerose tipologie di calze: molto spesso, però, ed in presenza di quadri clinici non particolarmente avanzati, è sufficiente indossare calze elastiche a compressione graduata non eccessivamente alta, purché costruite secondo le linee terapeutiche (es. SIGVARIS HIGHLIGHT 15-20 mmHg). Inoltre, può risultare utile associare una terapia medica orale, magari ciclica, con flebotropi, principalmente a base di diosmina, sostanza che si è rivelata particolarmente efficace nel rafforzare il tono della parete venosa”.
Quando è necessario ricorrere all’intervento chirurgico?
“Il ricorso alla correzione chirurgica risulta, fortunatamente, sempre meno frequente e limitato unicamente ai casi più gravi”.
E per curare gli aspetti prettamente estetici della malattia venosa?
Un approccio molto efficace per eliminare i capillari è costituito dalla terapia sclerosante, ossia dalla iniezione direttamente nel capillare di una sostanza in grado di provocarne la sclerosi e la successiva scomparsa. Si tratta di una tecnica indolore e sicura, che generalmente necessita di poche sedute per portare alla completa scomparsa di tutti gli inestetismi presenti sulle gambe. Inoltre, se il trattamento viene condotto nel modo corretto e se la paziente segue scrupolosamente le successive indicazioni dell’Angiologo curante, il rischio di recidiva è molto basso.
Negli ultimi anni, tale tecnica è  stata estesa anche al trattamento delle vene varicose, mediante l’utilizzo di una scleromousse. Messa a punto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e sperimentata con successo in Francia, la scleroterapia con mousse ha di fatto sostituito in molti casi i trattamenti chirurgici tradizionali. Questa tecnica innovativa permette di iniettare, attraverso un piccolo ago, la schiuma in un vaso venoso che si intende obliterare, il cui calibro massimo può essere 15-18cm, sotto controllo ecografico. La mousse iniettata sclerotizza, in pochi secondi ed in maniera indolore ed irreversibile, tutte le strutture varicose ed incontinenti.

 

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