Nuova spending review per i ministeri da 1 miliardo l’anno a partire dal 2018. Pressione fiscale in flessione dal 42,9% del Pil del 2016 al 42,3 di quest’anno, ma di nuovo in risalita al 42,8% nel 2018 e 2019. Risorse per la lotta alla povertà da 1,2 miliardi complessivi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Ipotesi utilizzo di circa 10 mld del fondo ‘salva-banche’ per la ricapitalizzazione precauzionale delle banche in difficoltà. Rinuncia al calo dell’Irpef, per concentrarsi sul taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro. Piano di privatizzazioni da 5 miliardi (0,3% del Pil) annui. Sono alcuni dei contenuti del Documento di economia e finanza e del Piano nazionale di Riforma pubblicati nel pomeriggio sul sito del Ministero dell’Economia, e trasmessi alla Camera.

Gentiloni: patto stabilità Ue non sia camicia forza
In vista della manovra di autunno il premier Paolo Gentiloni ha detto al Tg1: «Mi aspetto con l’Ue una discussione chiesta non solo dall’Italia ma da tantissimi Paesi sulle attuali regole del patto di stabilità che non può essere una camicia di forza. L’Europa sta riprendendo la strada della crescita, però bisogna coltivarla, accompagnarla, non ingabbiarla in regole troppo rigide. Sarà una discussione europea non solo tra Italia e Bruxelles». Quanto alla manovrina correttiva varata insieme al Def, ha aggiunto: «Noi proseguiamo nelle riforme, avevamo promesso di non fare la correzione dei conti attraverso una stangata di nuove tasse e aumento dei prezzi, abbiamo mantenuto l’impegno. Penso che andiamo nella direzione giusta».

Nuova spending ministeri per 1 mld anno da 2018
Il Def prevede nuovi tagli alla spesa. «Dal lato della spesa, anche sulla scorta della riforma della procedura di formazione del bilancio, si attuerà una nuova revisione della spesa – si legge – Le Amministrazioni centrali dello Stato contribuiranno al conseguimento degli obiettivi programmatici con almeno un miliardo di risparmi di spesa all’anno». Nel testo si precisa che tale contributo, che si aggiunge al taglio già previsto nella manovrina, sarà oggetto del Dpcm previsto dalla nuova normativa».

Pressione fiscale cala a 42,3% nel 2017, tasso disoccupazione all’11,5%
Quanto alla pressione fiscale, si riduce dal 42,9% del Pil del 2016 al 42,4% del 2020, raggiungendo un minimo del 42,3% quest’anno e risalendo al 42,8% nel 2018 e 2019. Lo prevede il Conto economico delle Pa aggiornato nel Def approvato ieri. Il tasso di disoccupazione italiano scenderà dall’11,7% del 2016 all’11,5% quest’anno, all’11,1 nel 2018 e al 10,5% nel 2019. Nel 2020 sarà al 10%. L’inflazione si attesterà all’1,2% nel 2017 dallo 0,8% dell’anno prima, salirà all’1,7% medio nel 2018 e all’1,9% nel 2019.

Per lotta povertà 1,2 mld in 2017, 1,7 in 2018
Le risorse stanziate dal governo per la lotta alla povertà ammontano invece complessivamente a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Lo prevede il Def, specificando tre ambiti di intervento: reddito di inclusione, misura universale di sostegno economico alle famiglie in povertà che prenderà il posto del Sostegno per l’inclusione attiva, con un ampliamento della platea (oggi 1,77 milioni di persone), ridefinizione del beneficio condizionato alla partecipazione a progetti di inclusione sociale e rafforzamento dei servizi per l’autonomia; riordino delle prestazioni assistenziali.

Ipotesi utilizzo circa 10 mld fondo ‘salva-banche’
Per la ricapitalizzazione precauzionale delle banche in difficoltà il governo il Def ipotizza «un utilizzo pari a circa metà delle risorse rese disponibili con il decreto» del 23 dicembre scorso, che creava un fondo ad hoc, da utilizzare per il solo 2017, di 20 miliardi. Arriva poi un monito a non farsi trovare impreparati con la fine del Quantative easing varato dalla Bce. «Una attenta riflessione sul valore concreto della credibilità del Paese appare particolarmente rilevante» alla luce delle aspettative che vogliono la Bce terminare il QE entro il 2018. «L’Italia non dovrà farsi trovare impreparata» si legge nel Def. Una finanza pubblica «solida e sana» è un impegno «doveroso nei confronti delle nuove generazioni» e produce effetti concreti sul bilancio, «poiché contribuisce a contenere la spesa per interessi che assorbe risorse altrimenti destinabili a riduzione del carico fiscale, investimenti e inclusione sociale».

Scompare calo Irpef da riforme, ma c’è taglio cuneo
Dal cronoprogramma delle riforme scompare il calo dell’Irpef ,che il precedente governo puntava a realizzare entro la legislatura. Il nuovo programma nazionale delle riforme indica infatti ora come «cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori». Il dato emerge da un confronto dei documenti di bilancio 2016-17.

Taglio cuneo a partire da fasce più deboli
Per «favorire la crescita e la produttività» il governo, nel Pnr, indica tra gli obiettivi quello di «dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)». Tra le ipotesi circolate in questi giorni quella di un intervento mirato sui redditi familiari più bassi «per rendere vantaggioso il lavoro del secondo percettore di reddito» (di solito, la donna) attraverso un rafforzamento delle detrazioni fiscali. Sempre nel Pnr si ricordano gli «effetti positivi» del Jobs Act e si sottolinea che «l’operatività delle nuove politiche attive – accompagnate da un importante sforzo d’incentivo mirato per giovani e donne – rafforzerà il processo d’inclusione nel mercato del lavoro». Per il governo, ad ogni modo, rimane fermo «l’impegno a proseguire, compatibilmente con gli obiettivi di bilancio, il processo di riduzione del carico fiscale che grava sui redditi delle famiglie e delle imprese».

Per disattivare le clausole di salvaguardia Iva nel 2018, il governo partirà «dagli effetti strutturali della manovra di aprile 2017». Lo si legge nel Def in cui si stima anche che la manovrina, pari quest’anno allo 0,2% del Pil, varrà “quasi lo 0,3%” negli anni successivi. Si tratta di circa 5,1 miliardi che alleggeriscono il peso delle clausole (oggi 19,7 mld) a circa 14,6 miliardi.

Citato aggiornamento catasto, ma senza aumento tasse
Nel piano nazionale riforme compare anche la riforma del catasto, oggetto di evidenti perplessità del Pd (soprattutto in casa renziana) e di Fi. L’aggiormento è tra gli obiettivi, a patto di realizzarlo senza aumentare le tasse. «La razionalizzazione delle spese fiscali rientra tra le azioni necessarie per disegnare un sistema fiscale più efficace – si legge – ponendo allo stesso tempo attenzione a non aumentare la pressione fiscale e a non intaccare l’equità del sistema. Tra i prossimi passi va quindi contemplato l’aggiornamento del patrimonio informativo catastale al fine di consentire una valutazione più equa degli immobili». L’efficientamento del sistema fiscale riguarderà anche la revisione delle tax expenditures.

Pnr, privatizzazioni: target 0,3% Pil
Il Pnr certifica anche il proseguio del programma di privatizzazioni. Con un target meno ambizioso. Gli incassi annuali valgono 5 miliardi (0,3% Pil) e non più 8 miliardi (0,5% Pil) come previsto in precedenza, in base a una stima più realistica di quanto è vendibile. «Il processo di privatizzazione – si legge – di società controllate dallo Stato e del patrimonio immobiliare pubblico riceverà nuovo impulso nel prosieguo di quest’anno, con l’obiettivo di conseguire, includendo anche dividendi straordinari di competenza del Tesoro, entrate pari ad almeno lo 0,3% del Pil».

Da riforme +2,9 punti Pil in 5 anni, 10 a regime
In base a quanto calcolato dal governo nel Piano Nazionale di Riforma, le riforme avranno un impatto positivo sulla crescita pari a 2,9 punti di Pil in cinque anni rispetto allo scenario base, di 4,7 punti in 10 anni e di 9,9
punti nel lungo periodo. L’impatto maggiore, in 5 anni, arriverebbe dalle
norme di Industria 4.0 che vale 1,2 punti di crescita, seguite dal Jobs Act (+0,6 punti) dagli interventi sulla Pa (+0,5 punti), dall’istruzione (+0,2 punti) e dalla concorrenza (+0,2). Impatto più limitato dalle riforme sulla giustizia e da quella
sui crediti deteriorati bancari e procedura fallimentari che valgono un decimale ciascuno. Secondo il Pnr, in chiave macroeconomica, dalle riforme ci
sarebbe, in cinque anni, anche un incremento di 2,5 punti dei consumi e di 4,4 punti degli investimenti.

Source: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-12/def-pressione-fiscale-cala-423percento-2017-145727.shtml?uuid=AEWtwD4&refresh_ce=1

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