Il primo a individuare una serie di sintomi che affliggevano le donne in fase premestruale fu Ippocrate: depressione del tono dell’umore, irritabilità, ansia, attacchi d’ira, aumento della fame, difficoltà a concentrarsi, gonfiore addominale, tensione e dolore al seno, mal di testa, stanchezza, capogiri, aumento di peso e dolori articolari. Per milioni di donne, ogni mese, l’arrivo delle mestruazioni è un incubo. Secondo gli studi di Andrzej Milewicz e Diana Jedrzejuk, la maggioranza delle donne in età fertile, ben l’85-97%, lamenta disturbi di varia entità e intensità, tanto che la loro imprevedibilità, spiega Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, ha reso finora difficile la standardizzazione di una definizione precisa della sindrome (premenstrual syndrome, PMS). La forma più lieve e moderata della sindrome colpisce il 40% delle donne. “Nella sindrome premestruale” spiega Claudio Paganotti, ginecologo dell’Istituto Clinico Città di Brescia, “sono stati inclusi circa 150 disturbi, con sintomi fisici come gonfiore addominale, aumento di peso, dolori pelvici, tensione mammaria, nausea, stipsi o diarrea. Tra quelli psichici troviamo modificazioni dell’umore con irritabilità, ansia, malinconia/depressione con tendenza al pianto, calo della libido, aumento dell’appetito”. Attualmente non si conoscono con certezza i fattori scatenanti. “Nella maggior parte dei casi” continua Paganotti, “la causa è da ricercare nelle esagerate fluttuazioni degli ormoni ovarici, estrogeni e progesterone (o dei suoi metaboliti). Ma la causa può essere anche la carenza di vitamina B6, magnesio e omega 3, o in un deficit di serotonina”. Per regolarizzare l’equilibrio ormonale, l’ideale è assumere la pillola contraccettiva (composta di estrogeno e progesterone) che, bloccando l’ovulazione, elimina i sintomi. “Se questi sono lievi” continua l’esperto, “è spesso sufficiente modificare lo stile di vita: ridurre l’apporto dietetico di caffeina (caffè, té, cola), sale e zuccheri raffinati, assumere integratori alimentari di vitamina B6, magnesio, omega 3 e fitoterapici (agnocasto); praticare un’attività fisica costante per almeno trenta minuti al giorno; seguire un training psicologico adeguato. Se invece i sintomi sono gravi è necessario il ricorso a farmaci antidepressivi (fluoxetina, paroxetina) e ansiolitici (alprazolene) che aumentano la serotonina”. C’è poi una forma di sindrome premestruale più acuta e dolorosa, detta disturbo disforico premestruale (premenstrual dysphoric disorder, PMDD) che interessa il 2,5-3% della popolazione, secondo alcuni studiosi anche il 4-6%. La nuova edizione del Manuale dei Disturbi Mentali dell’Associazione degli Psichiatri Americani (il famoso DSM, una bibbia per la definizione delle patologie mentali) che verrà pubblicato nei prossimi mesi, sulla scorta di nuove ricerche cliniche, biologiche ed epidemiologiche, introdurrà molto probabilmente fra le patologie riconosciute, per la prima volta, proprio questo tipo di disturbo. “In queste pazienti” spiega Graziottin, “esiste una vulnerabilità neurobiologica che si manifesta nell’arco della vita, anche dopo la fine dell’età fertile. Le donne, una volta arrivate alla menopausa, hanno un rischio maggiore di soffrire di vampate di calore, di umore depresso, di difficoltà nel sonno e di ridotto desiderio sessuale”.
“I sintomi più comuni del PMDD” spiega Massimiliano Dieci, psichiatra degli Istituti Clinici Zucchi di Carate, “sono la labilità emotiva e l’irritabilità accompagnati da ansia, tensione, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno, aumento dell’appetito oltre che da sintomi fisici quali fastidio gastrico, dolori muscolari e gonfiore”. Così come per la sindrome premestruale, le cause non sono note ma verosimilmente dovute ad alterazioni ormonali in grado di disregolare alcuni meccanismi neuronali. “Il PMDD”continua Dieci, “fortunatamente risponde molto bene alla terapia con alcuni farmaci in grado di modulare l’attività dei sistemi serotoninergici”. Recentemente la Food and Drug Administration, l’organo che autorizza l’utilizzo dei farmaci negli USA, ha approvato l’indicazione di alcune di queste molecole per la cura del disturbo disforico premestruale. “Il riconoscimento di questa patologia” conclude Dieci, “permetterà ai medici, ma soprattutto a molte donne, di dare un nome e delle risposte a un disturbo in grado di determinare sofferenza e disagio e in passato sottovalutato”.

Source:http://d.repubblica.it/benessere/2013/07/18/news/sindrome_premestruale-1736273/

Lascia un commento

Inserisci un commento
Inserisci il tuo nome