Roma – Stop alla sessualità precoce. Il primo rapporto sessuale dei millennials è a circa 17 anni. Quanto alla contraccezione, c’è ma un po’ confusa. O meglio: ci si protegge da gravidanze indesiderate, ma non da infezioni e malattie a trasmissione sessuale. Quanto al Papilloma virus (Hpv), che causa diversi tipi di tumore è poco conosciuto dai ragazzi: ad esempio, solo il 58% sa che il virus si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi. E soltanto il 37% sa che è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo.

Il nuovo Piano Vaccini, ricorda Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, «prevede la vaccinazione contro il Papilloma virus nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso. Così si può contrastarne efficacemente la diffusione». Sono i punti salienti della ricerca «Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia», condotta dal Censis su un campione rappresentativo di mille ragazzi tra 12 e 24 anni, e presentata oggi a Roma.

Dunque, finisce il mito della sessualità precoce. Soltanto il 19,8% dichiara di aver avuto rapporti prima dei 16 anni. E rispetto agli anni passati, c’è un recupero del gap tra ragazzi e ragazze: l’età della prima volta è molto simile: 17,5 anni per maschi e 17,3 per le femmine. Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

Quasi la totalità dei giovani italiani di 12-24 anni (il 93,8%) ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse. È l’Aids la patologia che viene maggiormente citata (89,6%), mentre solo il 23,1% indica la sifilide, il 18,2% la candida, il 15,6% il Papilloma Virus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale. Resta centrale il ruolo dei media nell’informazione, utilizzato dal 62,3% del campione, seguito dalla scuola (53,8%). Ma il ruolo di quest’ultima mostra differenze tra le diverse aree del Paese: più forte al Nord, rispetto che al centro e al Sud.

Soltanto il 9,8% dei giovani si informa attraverso medici e farmacisti. «Resta molta diffidenza – spiega Andrea Lenzi, presidente della Società Italiana di Endocrinologia – da parte dei giovani nei confronti dell’andrologo. Molti non lo conoscono, la maggior parte ritiene di non averne bisogno. Culturalmente non sono abituati a considerare la possibilità che anche i maschi possano essere interessati da patologie che riguardano il sesso. Dobbiamo sviluppare maggior informazione ed educazione».

Source: http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2017/02/08/ASJO7KDG-contraccezione_sessualita_rapporto.shtml

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