Una J stilizzata sinonimo dell’essenzialità della Juventus: una macchina da vittoria destinata a crescere sia come squadra che come brand internazionale. Tra storia e il giudizio del web, ecco come è cambiato il logo della Vecchia Signora e quanto conta questo cambiamento.

Identità, carattere e storia. Sono queste le peculiarità di quello che di fatto non si può definire soltanto un logo o un simbolo bensì una vera e propria brand identity che caratterizza in ogni singolo aspetto di ciò che deve rappresentare.

Si tratta di un insieme di elementi studiati e scelti con coscienza, atti a collegare inequivocabilmente un disegno e un concetto, un’idea, un sentimento ed è anche su questo che ha voluto puntare l’attenzione la Juventus. È ormai passata l’onda di stupore legata alla presentazione del nuovo logo della Juve che in realtà, oltre alle lettere in bianco su fondo nero, trascende molto di più.

Ha commentato Andrea Agnelli, ed è per questo che lo scudetto si “svecchia”, assume la conformazione di tendenza del flat design sottoforma di una J stilizzata, raddoppiata che a tratti ricorda la zebratura della maglia che a partire da luglio vedrà cucito sul petto, questo nuovo scudetto. Un riferimento alla psicologia, al design della comunicazione e a quella famosa scuola della Gestalt: la prossimità delle cose, induce con buona possibilità a considerarle parte di un’unica figura. Ecco perché raddoppiare la J, per ricreare quel motivo verticale bianco e nero storico della Juventus.

Una chiara intenzione di ampliarsi su nuovi mercati, anche orientali e di conseguenza creare quell’identità internazionale che fa della Juventus un vero e proprio brand.

La Juventus, in oltre 100 anni di storia e di evoluzione, non aveva mai affrontato un cambiamento simile, così distaccato dal classico “disegno ovale” cucito sulla casacca. Le tipiche righe verticali sono sempre state il marchio di fabbrica della Juventus ma la modifica più evidente è arrivata con il cambiamento in funzione degli sponsor. Nel logo sono comparsi Zebra&stelle, dopo lo scudetto del 1982.

Situazione mutata ancora nel 2004 quando nello stemma campeggiavano quelli che erano gli elementi distintivi della Juventus: strisce verticali, nome e simbolo della città di Torino.

Che tutto questo si sia perso adesso? Assolutamente no. La Juventus ha quei valori nel DNA e su quella base guarda al futuro con l’imperativo di vincere che è “l’unica cosa che conta”.

Eppure c’è chi ironizza e chi urla al plagio o chi pensa che se il nuovo logo di questa Juve venisse adottato da tutte le squadre, ci si ritroverebbe in una Serie A alfabetica e non fatta di disegni e stemmi da appendere in camera. Nessuna storia gloriosa secondo i più, ma solo la voglia di rendere 2.0 ogni cosa che si presenti all’occhio umano eppure la Vecchia Signora, che tanto vecchia a questo punto non è, e le altre Big del campionato si ritroverebbero nei libri di grafica tra Dudovich e Cappiello, invece che in quelli di storia del calcio.

Tra i tanti, anche le accuse di plagio, da Soderling che rivendica la paternità dell’ideogramma usato proorio dal tennista già nel 2013 o da utenti del mondo del web che cercano ogni tipo di rimando a qualcosa di già esistente o di troppo facile da realizzare per essere appaiato ad un grande club come la Juve.

I tifosi bianconeri però non disperano anzi accolgono il nuovo logo come sinonimo di un nuovo e brillante futuro, più vasto, esteso e che possa rendere la Juve sempre più un brand internazionale con le radici a Torino e con gli stessi obiettivi di sempre: vincere tutto il vincibile.

Source:http://it.eurosport.com/calcio/il-nuovo-logo-della-juventus-tra-storia-ironia-del-web-e-l-imperativo-categorico-vincere_sto6017285/story.shtml

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