Da fratelli a sorelle in pochi anni. Erano infatti Andy e Larry, ora sono Lana e Lilly. Questo il destino dei fratelli/sorelle Wachowski, i registi della saga di Matrix. Quattro anni dopo che Andy Wachowsky, aveva abbandonato il suo nome di battesimo adottando quello di Lana rivelando così di essere transgender, il suo partner creativo Larry raddoppia, e per gli stessi motivi, prende quello di Lilly. Lilly ha reso noto il suo stato di donna transgender solo alla fine perché costretta. (di Francesco Gallo)

E lo ha fatto con una lettera, ‘Cambio di sesso shock – I fratelli Wachowski sono sorelle’, dopo che il Daily Mail gli aveva in qualche modo anticipato che stava per pubblicare la notizia. ”Sapevo che a un certo punto avrei dovuto fare outing – si legge nelle lettera di Lilly -. Quando sei una persona transgender libera è piuttosto difficile non farlo sapere. Volevo però solo un po’ più di tempo per riordinarmi le idee e sentirmi più a mio agio nel fare questa cosa. Ma a quanto pare non sono stata io a deciderlo”.

E ancora Lilly in maniera polemica contro i media:”Sono stati loro a giocare un ruolo enorme nell’outing pubblico di Lucy Meadows, una maestra di scuola elementare e una trans donna nel Regno Unito, che poi si è uccisa. Ora eccoli qua, davanti alla mia porta, come a dire ‘Eccone un altro. Staniamolo così possiamo vedere com’è’. E allora: sì, sono anche io una transgender. E’ vero, ho cambiato sesso’‘. E ancora nella lettera pubblicata sul ‘Windy city media’ di Chicago: ”Anche se è passato tanto tempo dal Silenzio degli Innocenti, noi continuiamo siamo ancorademonizzati. Ci tengono lontani dai bagni perché ci vedono come predatori. Così i trans quando li usano rischiano di essere picchiati e uccisi. Ma noi non siamo affatto predatori, ma casomai prede”.

Essere transgender non è facile. – scrive Lilly in un anno in cui il cinema, a cominciare da The Danish Girl sembra aver affrontato di petto la questione transgender e diritti civili – Viviamo in un mondo di genere binario che ci è imposto dalla maggioranza. Questo significa che quando sei transgender devi affrontare la dura realtà di vivere il resto della tua vita in un mondo che ti è apertamente ostile. Io sono una persona fortunata: la mia famiglia mi sostiene, e ho i mezzi per permettermi dottori e terapisti che mi hanno dato la possibilità di sopravvivere a questo processo. Le persone transgender che non hanno sostegno o soldi o privilegi, non hanno questo lusso e molti non sopravvivono. Nel 2015 la media degli omicidi transgender è salita a un massimo nel nostro paese. Un numero tremendamente sproporzionato di vittime erano donne transgender di colore. Questi sono solo gli omicidi registrati, e siccome i trans non rientrano tutti nelle statistiche di genere binario, significa che i numeri sono in realtà molto più alti.

Per Lily , le parole  “transgender” e “transizione”  sono difficili perché hanno perso completamente la loro intrinseca complessità nella loro assimilazione nel mainstream. C’è una mancanza di sfumature di tempo e spazio. Essere transgender è qualcosa che viene capita in gran parte perché esiste all’interno della definizione dogmatica di maschio o femmina. E fare la “transizione” impone un senso di immediatezza, un prima e dopo da un termine all’altro. Ma la realtà, la mia realtà, è ho passato la mia vita a fare questa transizione e continuerò a farla per il resto della mia vita, attraversando quell’infinito che esiste tra maschio e femmina, lo stesso infinito che c’è tra lo zero e l’uno. Dobbiamo elevare il dialogo oltre la semplicità del concetto binario. Il binario è un falso idolo.

E, ancora Lilly: ”Si è vero l’ho fatto e mia moglie – Alisa Blasingame – la mia famiglia e i miei amici lo sanno. Come lo sanno le persone con cui lavoro e per loro non c’è nessun problema. E ho fatto questo passo anche grazie alla mia favolosa sorella che lo ha fatto prima di me. Comunque senza l’amore e il sostegno di mia moglie e dei miei amici e familiari non sarei dove sono oggi”.

http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/people/storie/2016/03/09/cinema-i-fratelli-wachowski-ora-sono-sorelle_c3b8101f-e5fc-45ab-ac0a-eb32f09d85b7.html

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